Arm Your Cameras (CD)
Suiteside records 2005
Reviews

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Blow Up 09/05 Marco Sideri
Blow Up 10/05 Riccardo Bandiera

Corriere Mercantile
Francesco Casuscelli

Fuori Dal Mucchio Marina Pierri
Music Club Manuela Bua
News Spettacolo Maurizio Blatto
Pig Mag Redazione Musica
Rockstar Fabio Alcini
XL Fabio De Luca

webzines
Chain DLK Andrea Ferraris
Hate Tv Many
IndiePop Salvatore Patti
IndieZone Album della Settimana Diego Ghidotti

Kathodik Michele Benetello
KZSU Your Imaginary Friend
Live Rock Giorgio Pace
Music Boom
Beatrice Finauro

Passione Alternativa
Pop-Page Chema Segovia (Spagna)
Post?
Onga

Rockit Prima Scelta Marco Daretti

Sentire Ascoltare Andrea Erra

blog
ManyInWonderland
Positive Education

interviste
Rockit
Rocklab
Tender To Lucy

In Your Eye (in arrivo)

interviste radio
Radio Città Aperta 88.900 Roma 02/10/05 h1800 Matteo in diretta con Gianluca Polverari durante il programma Alternitalia
Radio Mars 95.900 Slovenia 21/11/05 19:30 Federica in diretta con Saso durante il programma Neslino

Blow Up Settembre 2005 - Waves

"Deflagrazione punk funk di casa nostra: gli italiani BPB comprimono nei 23minuti37secondi del loro esordio energia e melodia per riempirne almeno il triplo. Le macchine e la batteria macinano battiti, le voci urlano, tastiere e chitarre dicono la loro senza vergogna. Piccolo e grande insieme come un esordio dovrebbe essere."
7/8
Marco Sideri

Blow Up Ottobre 2005 - Waves

"I BPB di Genova si divertono come dei matti a triturare un rock malsano figlio dei Cramps, per quell'attitudine percussiva e tribale, ibridato dai più odierni Brainiac e Six Fingers Satellites. Ne viene fuori un bel miscuglio oltraggioso fatto di sintetizzatori e moog, chitarre (a suonarla è Matteo Casari, ex-Cary Quant e Lo-Fi Sucks!) ed elettronica analogica, dove brani quali Political Dance e Double Dragon On The Dancefloor sono balli autistici indiavolati, European Secret Service e Pass my Tape (to DFA) sono cavalcate caracollanti e ipnotiche."
7/8
Riccardo Bandiera

Fuori Dal Mucchio

"BPB, quintetto genovese femminile quasi per metà, non manca nè l’(auto)ironia, né il talento: tanto vale mettere subito le cose in chiaro e dire che al loro ep di debutto su Suiteside non manca praticamente nulla; tutti gli elementi che compongono “AYC” - dal packaging alla produzione e persino al sito della band - sono come dovrebbero essere. L’ascolto, nonostante le influenze chiaramente chiamate in causa (pensate a LeTigre, ai Beastie Boys, a Lydia Lunch, alla no wave, al punk-funk in piccole dosi ed immancabilmente ai Sonic Youth) non richiede orecchie particolarmente resistenti alla dissonanza, perché le canzoni conservano una solida stuttura pop in grado di coordinare le volute cacofonie dei synth e i profluvi di uptempo della sezione ritmica. I titoli, peraltro, guidano egregiamente all’ascolto di piccoli anthems coaotici come “Spell Athlete!”, “Panda Gang” e “Blown Manifesto”, sorretti da un sound decisamente orientato verso il noise più melodico, mentre l’hip-hop contaminato della sorniona “Pass My Tape (to DFA)” fa l’altro. I BPB suonano come esiliati in patria, come fuorisede sonori che ammiccano alla fascia stretta dell’indie italiano più rumoroso ed eserofilo. “AYC” funzionerà bene, live, sui nostri palchi, ma funzionerebbe altrettanto bene in un fumoso club di Brooklyn, su una pedana scalcinata, tra un’orda di ragazzini americani sudati."
Marina Pierri

Rockit

"Ci sono i carruggi a Glasgow? E i camalli al porto di New York? Il Marassi è a Berlino? No, niente di tutto questo. Non c’è modo di girare intorno alla questione: “AYC” proviene veramente da Genova, è un disco fatto in Italia che però ha un respiro profondamente internazionale. Questa piccola chicca da esportazione porta la firma dei BPB, riunitisi sotto tale sigla solo dallo scorso anno, ma provenienti tutti da precedenti esperienze in altre band cittadine. Ciò a cui assistiamo nelle sette tracce di questo mini-album è un’esplosione più o meno incontrollata di sonorità viscerali, tra ritmi stortignaccoli e spezzati, synth malconci e impazziti e bassi grassi che spargono olio sulla pista sempre più scivolosa. Il cd si apre con il “Blown manifesto” che ci fa presagire quello a cui andiamo incontro: una violenza riot-disco-punk che non disdegna le melodie più elementari. Elettronica analogica a profusione, in un tripudio di sintetizzatori Korg, Roland e Moog. Attacchi degni dei migliori Casio-terrorists. La vena poppeggiante dei Bis con la furia degli Ex-Models. Gli Help She Can’t Swim in costume da bagno che tengono un concerto sul panfilo dei Beastie Boys. L’algore degli Adult sputtanato dall’attitudine guascona dei Junior Senior. E una massiccia dose di punkfunk rimasticato, a cui si accompagnano titoli farneticanti ed esaltanti come “Double Dragon On The Dancefloor”, “Pass My Tape (to DFA)” e “European Secret Service”. Un debutto assolutamente convincente, elettrizzante, bello come un diamante grezzo. E diamogliela, questa benedetta cassetta, ai tizi della DFA. E non solo a loro."
Marco Daretti

Ottobre 2005 Anno1#2

Nell'articolo "Strani Gruppi Italiani" a p.106, nel box "E non è mica finita: ci sono anche..." vengono citati i BPB.
"Molti altri sono i "marziani" che pubblicano dischi e calcano i palcoscenici dei locali lungo l'italico stivale (...) i contorti no-wavers genovesi BPB (...)"
Fabio De Luca

Music Boom

"La città potenzialmente più anarchica d’Italia, Genova, ha attualmente qualcosa da dire in fatto di musica underground e iniziative legate ad essa. Anche se pochi attenti se ne sono accorti, anche se gli stessi cittadini voltano lo sguardo dall’altra parte, la città ligure sta tentando di farsi sentire più forte, senza ricorrere a sassaiole o manifestazioni di piazza, cercando una via propositiva e non disfattista. Molte le band che fanno capolino nel tessuto cittadino. Basta ricordare il caso dei Port Royal che, per nulla seguiti in Italia, hanno trovato spazio all’interno della Resonant, etichetta indie in terra d’Albione. Nello specifico però ora vi parleremo dei BPB che esordiscono con questo intenso e forsennato AYC pubblicato da Suiteside. Vi parleremo di un disco denso e grumoso, una matassa di isterismo che non farebbe altro che intrecciarsi ancor di più intorno a voi nel momento in cui tentaste di districarla. Quindi non resta che abbandonarvi alla sequenza mozzafiato di pezzi come Political Dance, European Secret Service, Pass My Tape e la bellissima Double Dragon on the Dancefloor, una samba impazzita in salsa punk-funk con derive quasi neo prog. AYC è un bel disco, un esordio vivace e corrosivo, acerbo e coinvolgente che entusiasma e fa ballare. Sullo scaffale lo troveremmo proprio vicino ai Dance Disaster Movement o ai Beastie Boys per quel carattere bianco graffiante eppur groovoso, per quelle chitarre impazzite, la doppia batteria che vi trascina dissennatamente giù nel dancefloor, le voci irriverenti perennemente tese in urla e coretti- anche ironici- e l’elettronica meticcia che si sposa con le macchine analogiche che sbuffano e smistano il suono in diverse direzioni.I cinque genovesi si son dimostrati bravi nel mescolare tutto e hanno anche impacchettato il loro lavoro con una bella grafica stilosa e disobbediente (il fotomontaggio in copertina rappresenta Balilla, un ragazzo che scatenò una rivolta lanciando un sasso contro l'Armata Austriaca a Genova nel 1746, che scaglia in realtà il cavalletto da macchina fotografica che finì in faccia a Berlusconi durante un’occasione pubblica verso la fine del 2004). Questa recensione voleva essere fulminante e pregna come lo è il disco. La recensione non so se lo è stata, il disco lo è sicuramente."
3.5/5
Beatrice Finauro

Chain DLK

"These last two year's celebration of "4/4 disco beat" is not gonna stop and if that's the rank you prefer watch out for this mini. I've seen BPB during their early days and I've also dropped in during the recording of this mini but the result has gone much further than my expectations. This band leaving from the harbor of Genoa sails in the see of "electro-punk-funk-dance-video-game", read: "danceable tunes that will throw you straight into the dimension of your old Sega Master System". Reminiscences of El Guapo, funny dementia "a-la-Experimental Dental School", those glittering beat in the style of Lcd Sound System, a bit of "dance floor justice" in the vein of Daft Punk, the eighties' flavor and the game is done. The production has glued together their punky style and their party attitude, and the right sound was probably what these ladies and gentlemen were looking for. I don't think it has been that easy to keep together and give a sense to such a big number of instruments (drums, drum-machine, synth, guitars, keyboards, vocals, bass, effects, etc..) and patterns. Not unlike El Guapo, or even better Super System, the keyword is "no BPB...no party!", but as you can guess the trashy sounds and other demented things are planned meticulusly for the sake of irony that I'm sure they have. Songs like "double dragon on the dancefloor" bring back to those college movies with Molly Ringwald...I wish you get what I mean. "Arm your cameras" is a good debut ep, give it the airplay!. "
3/5
Andrea Ferraris


Indiepop.it

Ci sia consentito di scantonare dalla consueta routine elettropop per guardare ad un disco inclassificabile come quello dei genovesi BPB, una delle cose più entusiasmanti passate sul nostro lettore in questi ultimi mesi: ventitrè minuti di anarchia ritmico/elettronica in forma spigolosa, che chiama indifferentemente in causa punk e post-punk, noise ed elettronica dal comodo riparo di strutture pop nemmeno troppo abbozzate. Ci vuole talento per tenere insieme tante pulsioni, e l'ensemble ligure – nato da scheggie di band cittadine quali Lo-Fi Sucks!, Cary Quant, A New Angel Fades ed altre – sembra averne in abbondanza: energia ed entusiasmo non vengono mai meno, illustrando un disegno di strofe "impegnate" ("Political Dance", "Panda Gang"), come delle Le Tigre che ai proclami politici affiancassero un po' di sana voglia di divertirsi, o le Chicks on Speed che suonassero anche le chitarre. La componente ritmica ha il sopravvento, il basso è preminente e le tastiere disegnano distinte e riconoscibili linee melodiche, ma è l'atipica coesistenza di ogni suono – chitarra, batteria, synth – a rendere irresistibile il lavoro, un puzzle di contaminazioni che parte dall'impronosticabilità di Slits e Devo ed approda ad un coacervo di suoni (post)moderni e "autentici" a dir poco esaltante, che chiama in causa caos apparente (Trans AM, Sonic Youth) ed autentico (Bis). Tanto imprevedibili quanto dedicati nel mantenere la coesione di un suono che sembra schizzare in ogni direzione, con il notevole apporto di parti vocali overdubbate o semplicemente chiassose, i Blown Paper Bags non inventano nulla, ma hanno il merito di tenere costantemente alta la tensione, evitando ripetizioni e stanchezze (forse un pelo nel faticoso simil-rappin' di "Pass my Tape (to DFA)", peraltro riscattato dall'esuberanza dei synth) e rendendo Arm Your Cameras un album che travolge per pura forza: l'impeto dei pezzi, l'irruenza vocale, la forza bruta delle soluzioni strumentali; così solido da non offrire il fianco ad alcuna dissezione, rimanendo bellissimo ed inscindibile. Da far sentire (in ginocchio sui ceci) al prossimo che vi dice quanto è bvava Violetta Beauvegavde.
Salvatore Patti

Pig Mag

"Strumentazione analogica, electro bislacca, lo-fi e ottimi ascolti alla base della musica dei BPB. Genova non è NYC, ma l’obiettivo (“Pass My Tape to DFA”) è che James Murphy si accorga di loro..."
Redazione Musica

Rockstar
"La scelta è quella di un'estetica scarna, che faccia incontrare il furore del punk e dell'hardcore con un armamentario elettronico analogico a largo raggio. I pezzi dei BPB, gruppo genovese giovanissimo, visto che l'anno di fondazione è il 2004, rincorrono esperienze che partono da lontano (citano Talking Heads, Devo e Adam & The Ants fra i propri padri nobili), ma si muovono sulle pareti ripide dell'attualità più spinosa. I sette pezzi lasciano un'impressione di incompiuto, come è normale che sia per un EP che complessivamente porta via meno di ventiquattro minuti. Ma se riescono a raffinare qualche asperità senza perdere in energia, riceveranno l'attenzione che meritano."
Fabio Alcini

Indie Zone Album della Settimana

"Benvenuti in AMERICA!
No, ma deve esserci un errore…leggendo bene sulle note informative notiamo che i BPB sono di Genova e non provengono da oltreoceano!
Questa breve e alquanto stupida introduzione lascia intendere che i BPB hanno realizzato qualcosa di veramente ottimo, tale da sfuggire alle logiche di mercato nostrane, capace di reggere il confronto con le più cool band degli USA.
Elettronica a go-go, Synth che accompagnano chitarra e batteria in una spirale sonica non lineare, Arm Your Cameras sembra voler esprimere una gran voglia di confondere, per un prodotto musicalmente non convenzionale e dedicato a chi vuole evadere dalla classica struttura canzone, a favore di tensione ed imprevedibilità, caos ed energia.
A tratti (soprattutto con la canzone Panda Gang), i BPB ricordano Le Tigre, sia per l’attitudine che per una certa linea melodica comune.
In Italia un gruppo così ce lo sognavamo… fino ad ora!"
4/5
Diego Ghidotti

Hate TV

"Prendiamo in causa la nostra spina dorsale. Con l’eccezione delle lesioni perforanti (es. colpo d'arma da fuoco, pugnalata, etc.) le cause di una lesione midollare traumatica sono il risultato di lesioni dirette, quando il midollo spinale ha a che fare con forze estremamente violente. Tali forze possono essere: di iper-flessione - qui si ha inclinazione della spina dorsale in avanti; di iper-estensione - dove si ha allungamento della spina dorsale indietro; di rotazione - quando si ha torsione della spina dorsale di lato; di compressione - in caso di schiacciamento della spina dorsale.
Questo è ciò che accade quando la manopola del volume raggiunge la metà della corsa e sul piatto gira il primo disco dei genovesi BPB. La schiena prende a scattare freneticamente in opposizione all’apparato gluteale. La testa, invece, ruota in ogni direzione, sicché ci ritroviamo nella compresenza di tutte le forze sopraccitate.
Femminee voci come delle Chicks On Speed giovani ed anarchiche, o Le Tigre se fossero meno hype e più chitarrose. Ma a mettere a dura prova l’integrità strutturale della mia colonna vertebrale sono anche una buona dose di synth, moog, korg e tutta quella schiera di analogicità distruttrice che, insieme ad una cassa dritta e qualche campionamento oculato, rende impossibile l’immobilità del culo.
Un disco che chiunque divoratore di electro-punk-funk libertario vorrebbe aver scritto per esordire sulla scena del sottobosco. A parte i genovesi in questione, penso solamente ad un altro gruppo che sia riuscito nell’intento: Help She Can’t Swim. E, se potessi farlo, tornerei indietro nel tempo e passerei davvero una vostra registrazione a James Murphy della DFA (quello degli LCD Soundsystem), ché il nuovo guru dell’ecletticità newyorkese v’inserisse a pieno titolo nella tripla compila #2 uscita l’anno scorso.
Al posto di James Murphy, qui abbiamo Rico dei Uochi-Toki alla produzione ed una costola dei Lo-Fi Sucks! agli strumenti. Abbiamo Balilla in copertina (mica i bimbetti alienati da Mussolini, ma quel ragazzotto che nel dicembre del 1746, a Genova, lanciò un sasso contro l’esercito austriaco, provocando la rivolta che avrebbe poi scacciato l'invasore) armato del cavalletto appartenuto all’eroe mediatico nazionale contemporaneo Roberto Dal Bosco. Abbiamo un proclama: Reclaim your media, DIY way!. Abbiamo un trascorso come shoulder-band di Experimental Dental School, John Wayne Shot Me, El-Guapo, Karate e Xiu Xiu. Abbiamo la mia spina dorsale che continua a contorcersi sotto un sorrisino ebete.
Vederli dal vivo, comunque, è un'esperienza ancora più esaltante. Riempiono l’aria di ritmo, febbre del sabato sera e meravigliosa anarchia dance-punk. Allora sì che si rischia la paralisi da stress di tutte quante le vertebre.
Iper-flessione. iper-estensione. Rotazione. Compressione. Crack!
PS: nella recensione viene citato il vecchio Moog. R.I.P."
Many

Pop Page

"BPB fueron los encargados de telonear a Xiu Xiu a lo largo de la gira italiana de presentación de “La foret”, así supe de ellos por primera vez. Este quinteto de Génova también se ha subido a los mismos escenarios que gente como The Mae-Shi, El Guapo o Karate. AYC es su disco de presentación después de un año y poco de vida. Con el arrojo del punk más chillón, armados con un arsenal de sintetizadores de trazo grueso y cargados con una munición inagotable de sampleados de juguetería, descuartizan sin escrúpulo la rítmica del post-punk y la geometría rígida del kraut-rock, influencias que ellos mismos no se cansan de reivindicar. El noise-core sintético de BPB comparte coordenadas con las propuestas de gente como kaitO o Brainiac. Aunque también podrían representar una versión más virulenta y guitarrera de Le Tigre. Y es que los veintres minutos que dura este disco corto –o este EP largo- se te lanzan al cuello sin rodeos, huyendo de falsas poses y superficialidades. Si “This island” hubiese sonado como la marciana ‘Political dance’, nadie se hubiese atrevido a ponerlo entre interrogantes. ‘Panda gang’ destroza a patadas a las Chicks On Speed, especialmente en su desenlace acelerado y chatarrero. El ritmo asincopado y el bajo gelatinoso en ‘Spell athlete!’ prenden fuego a la pista de baile. Y con un título tan canalla como ‘Pass my tape (to DFA)’, poco importa que ésta sea una de las pistas menos inspiradas del lote. Ellos dicen que su grupo preferido de todos los tiempos son los Beastie Boys, y aquí se nota en esas voces entrecruzándose en un semi-rapeo chillón. Y así, con mucha seguridad, las intenciones bien claras y sólo algún resbalón eventual; BPB firman un disco ruidoso, interesante y adictivo que podría sellarse en 5 Rue Christine. Escucha más que recomendable para seguidores de Le Tigre, Deerhoof, Dance Disaster Movement o Yeah Yeah Yeahs. Los interesados dense una vuelta por la página del grupo. Por menos de diez euros (gastos de envío incluidos) pronto tendrán en sus manos un coqueto ejemplar de AYC. Bueno, bonito y barato. Se las pongo a huevo…"
4/5
Cheva Segovia

News Spettacolo

Anche questa settimana, facciamo due passi sul lato selvaggio della musica indipendente italiana. I BPB, quintetto di Genova, si inseriscono senza timore nell'onda di gruppi americani che abbinano all'elettronica digitale (Korg, Moog e Casio accatastati come dallo sfasciacarrozze) irruenza punk e toni pop vagamente isterici (dai B-52's ai Bis). I riferimenti, per gli introdotti del genere, sono le baldanzose velenosità di Deerhoof (soprattutto per le voci femminili in agitazione nipponica), Brainiac (indimenticati Devo farmacologici) e DDM (Dance Disaster Movement, il punk funk che danza con rabbia). Spiccano Political Dance, accumulo di synth e Le Tigre, Pass My Tape (to DFA), autoironica promozione indirizzata all'etichetta di Mr.LCD e la conclusiva Double Dragon on the Dancefloor, africana come lo furono i Talking Heads e i This Heat e scattosa come tutta la wave che riemerge da molta spazzatura non digitale programmata (e programmatica).
Maurizio Blatto


Corriere Mercantile Giovedì 7 Luglio 2005

"BPB, un ottimo esordio.
Un misto di generi.
Rock, elettronica e pop: un buon esordio quello dei BPB, che si stanno affermando sulla scena italiana.
L'approcio è senza dubbio lo-fi, ma nella musica dei genovesissimi BPB c'è molto di più: c'è rock, c'è una buona dose di elettronica e qua e là c'è pure una spruzzatina di pop. "AYC", il loro primo disco (edito dalla Suiteside Records) guarda agli anni Ottanta con un certo rispetto, ma non rinnega le nuove icone del panorama moderno. "Pass My Tape (To DFA)", ad esempio, sembra nata da un incontro-scontro fra i Beastie Boys e Beck Hansen, mentre la conclusiva "Double Dragon On The Dancefloor" ha un passaggio ritmico che ricorda vagamente le ultime cose targate The Creatures. Il disco, complice la breve durata (appena 23 minuti) scorre via senza particolari problemi, e si lascia riascoltare. Il brano migliore? L'ossessiva "Political Dance": bel ritornello integrato da un arrangiamento perfetto. In conclusione: un esordio positivo."
Francesco Casuscelli

Post? It Rock

"Ancora buone notizie da Genova. Di segno opposto rispetto ai romantici e dilatati Port-Royal sono questi BPB, band capitanata da Matteo Casari, agitatore indie genovese con la sua Marsiglia Records, la Disorder Drama e adesso di nuovo musicista dopo Cary Quant e Lo-Fi Sucks! in questo pazzo progetto. Un ep di 7 pezzi, solo 23 minuti vissuti pericolosamente. Ve li ricordate i Brainiac? La West Coast Italiana sforna questo disco da paura dove i ritmi synthetici cavalcano la tunza della batteria e le chitarre impazziscono. Le voci sembrano arrivare da un'altra stanza, ma voi non riuscite a tenere ferme le chiappe. Attitudine da vendere, chincaglieria analogica assortita sul palco e tanta voglia di fare casino. Nei loro pezzi vi puo' capitare di sentirvi partire una schitarrata in levare come una tempesta di beats il tutto sempre sorretto dall'idea di divertimento e da una marea di suonini inaspettati. Blown Manifesto la dice già tutta con le sue chitarre potenti e fischianti e i synth in grande spolvero, Political dance parte a duecento all'ora e rallenta il ritmo nel finale dimostrando anche una certa freschezza nella costruzione non basata su un semplice 4/4 come la maggior parte del punkfunk circolato negli ultimi mesi. Qui c'è più punk forse, ma molto di più se si fa caso ad un ritornello quasi Beastie Boys in Pass My Tape (to DFA ),all'inarrestabile treno di Double Dragon On The Dancefloor con il suo finale zeppo di tribalismo o a quello che rielabora lo ska in versione decente e moderna come European Secret Service. Il pezzo titolato "Pass My Tape (to DFA)" non e' uno scherzo. James Murphy, stavolta Monica Melissano t'ha anticipato!"
Onga|Martini Bros




"Armate le vostre macchine fotocamere, giovani d’oggi! Laddove i contundenti cavalletti non provocano che lievi ferite (ahimé!), il consiglio dei BPB, recente acquisto della Suiteside, è quello di aguzzare gli occhi e le relative, tecnologiche protesi. Il dischetto è interessante, spiazzante, intelligente. Un bel miscuglio di elettronica techno-beat, chitarre acide e voci martellanti, talvolta urlanti. I suoni sono assemblati in un piacevole caos, in cui ogni strumento si misura con la propria, indispensabile partitura, a creare un senso di ripetitività spezzata e di equilibri trasversali. Mi viene da pensare ad un (improbabile?) connubio tra quegli anzianotti dei Devo e quei giovanotti newyorchesi che rispondono al nome di Ex-Models, ma con un sacco di strumenti aggiunti qua e là. Ok, spero che vi siate fatti un’idea!"
Manuela Bua



"Italian electro rock, spastic and discordant, noisy synth, with female vocals, no-wavey delivery. Seems like we have a trend going here with Electrocute, Fur Cups for Teeth. Think Le Tigre, etc. A bit more real, not as over-the-top, gratuitous. Good stuff. 1) buried vocs, dissonant guitar and synth, driving 2) somehow long track of driving obscure rock 3) electro-noise, clash, here you go 4) dirty synth and high hat beat instrumental rock 5) driving, melodic guitar, still spastic 6) funky and no-wavey 7) echoey, interesting "
Your Imaginary Friend



Segnalazione di AYC come uno dei dieci dischi italiani consigliati nel numero di Ottobre 2005




"Esperimento dancefloor da Genova, dove le coordinate principali sono un mood alla Le Tigre e un’attitudine DFA tanto da intitolare un brano Pass my tape to DFA. Più che un disco, una sorta di manuale di disarticolazione punk funk, nel quale, di traccia in traccia, vengono svelati i segreti per frantumare un genere, soprattutto quando si parla di sperimentazioni elettroniche lo-fi su un classico tappeto di quattro quarti in levare e tripudi di synth. I BPB fagocitano letteralmente ogni stile musicale, passando con disinvoltura tra il punk, la dance, l’hip hop, l’elettronica, il reggae in pochi secondi e in maniera stratificata, tanto da trovare ad un certo punto Beastie Boys a rappare su un tappeto electro che in men che non si dica si trasforma in qualcosa di molto vicino ad un certo mood gotico di Lost Sound. Il problema di per sé arriva quando il disco, nel suo insieme, si rivela forte negli intenti, ma altamente frammentato nell’atto pratico, senza riuscire a mettere insieme niente più che bozze di musiche punk da discoteche sotterranee: una sorta di promemoria sulle potenzialità ancora inespresse del punk funk corrotto da un massimalismo strumentale che ripercorre ogni singolo brano dell’album. In conclusione: tante idee, forse troppe. Ma ben vengano."
Giorgio Pace



"Sette pezzi per 23 minuti, refrattari alle etichette: fin dal brano di apertura, Blown Manifesto (titolo programmatico), siamo spinti in un frullatore che miscela riff brevi e nervosi, sonorità analogiche (con abbondante uso di Moog e Korg), cori urlati, groove veloci, estetica lo-fi (per impacchettare il tutto). Genovesi, formatisi nel 2004, i BPB hanno alle spalle variegate esperienze e partecipazioni con gruppi della loro città; non solo: pur essendo alla prima pubblicazione - AYC è il loro esordio per la Suiteside - vantano già alcune apparizioni sul palco con gruppi come El Guapo, Experimental Dental School, Mae Shi, JohnWayne Shot Me, Karate, Xiu Xiu. Political Dance (il brano più lungo) è caratterizzato da un suono tipicamente analogico usato per i riff che sono la carta d’identità del pezzo. E se Panda Gang porta in primo piano un coro ritmato, sostituito nel finale da un secco riff di chitarra, nel pezzo successivo (Spell Athlete!) siamo di nuovo all’ascolto di differenti, brevi spunti ritmici e melodici accostati per dare forma a una composizione che ipnotizza. European Secret Service e Pass My Tape (To DFA) seguono la linea del brano precedente, mentre una nuova sorpresa arriva dal pezzo che chiude il cd (Double Dragon On The Dancefloor), animato da uno spirito funky con cui si scontra una chitarra che fa rimbalzare poche note psichedeliche. Si prova una specie di spaesamento di fronte ai continui cambi di direzione e all’assenza di una struttura riconoscibile (difficile parlare di canzone), una sensazione riconducibile all’attitudine punk / hip-hop che i BPB mettono in campo nell’assemblare il materiale sonoro. Allo stesso tempo, la presenza di sonorità e suoni così diversi regala appigli e punti di riferimento a ogni possibile diverso fruitore (purché abbia la pazienza di aspettare che arrivi il suo turno). Il giudizio è positivo: sia i pezzi brevi, sia quelli più lunghi trasmettono le tanto attese "good vibrations"; sarà interessante ascoltare i BPB dal vivo e alla prova del secondo lavoro in studio. Merita un cenno la cover, che permette di comprendere a quali "cameras" faccia riferimento il titolo dell’album: la figura ritratta è un mix del Balilla che iniziò una rivolta lanciando un sasso contro l'armata austriaca (Genova, 1746) e del contestatore che scagliò il cavalletto della macchina fotografica contro Berlusconi verso la fine del 2004. Anche questo è un Blown Manifesto."
6.7/10
Andrea Erra



"…E sulla stessa scia, ma con un pizzico di Pop Group e B52’s in più, si situano gli ottimi (ma davvero!) BPB, incidentalmente italiani a sentire cosa esce dal loro antro fumante. Molto meglio dei compatrioti Disco Drive, e proprio per i gusti variegati e sozzi che spaziano da Creatures/Slits in bonghi funky di Political Dance ai rivoli Malaria/Bis di Panda Gang alle delizie quasi Spizz di Spell Athlete!. E quando dicono Pass My Tape (To DFA) non è un invocazione, è un ordine! Double Dragon On The Dancefloor invece va a chiudere egregiamente la nottata. I BPB prendono quello che gli altri scartano, e ne fanno perfetto terreno per muovere piedi e ciondolare teste. I BPB potrebbero essere i nostri Servotron, o vivere ad Akron, o chiamarsi Au Pairs. I BPB han bisogno che James Murphy (o August Darnell, o gli ACR, o la Ze Records, o Elli & Jacno, o…) ne approntino remixes. I BPB hanno realizzato il disco italiano del 2005."
Michele Benetello

Positive Education blog

"BPB (pertinente casuale il gioco di parole con il classicone jungle di Roni Size?). Che dire, fingendo di non conoscerli: i loro pezzi incidono già la memoria anche a fronte di un secondo più focalizzato album che da prassi futura renderà questo più ingenuo, forse. Mai autoindulgente, però: personalmente non staccherò facilmente gli occhi da European secret service, che per un attimo mi materializza perfino il fantasmino dei Polvo sotto forma di arabesco chitarristico, e Pass my tape materia prima da dilatazioni indie-dance come lo è Double dragon on the dance floor. Dal terzetto finale, insomma. Fossimo in una colonna di Blow Up, (7/8). "
popkiller

Many In Wonderland blog Experimental Dental School + White Crime Circle Club + BPB Live @ Ekidna, Carpi MO 19/03/2005

"Aprono le danze i BPB, genovesi shake-pop-hc, di chiara matrice punk-funk sperimentale (qualunque cosa significhi). Voce femminile alle prese con una tastiera soffusa, voce maschile di stampo rapturiano, mentre con una mano strimpella una chitarra spennellata e con l’altra produce melodie sbarazzine da una tastiera vintage. Batteria che non disdegna la cassa dritta, vero e propria ossessione dell’ultimo periodo di vita del sottoscritto, e si compenetra con un altro set di piatti, tamburi e campane maneggiato dall’ennesimo tastierista effettato. Il tutto condito da un basso punk-disco-funk che ricorda i Talking Heads più scorbutici. Nei quaranta minuti scarsi della loro esecuzione, lasciano letteralmente basito il pubblico, che osserva con la bocca spalancata e la testa immobile, mentre ad un metro d’altezza dal suolo è un tripudio di chiappe dondolanti. Tra un mese uscirà un loro album. State all’occhio. "
many



BPB - Experimental Dental School (Split 7")
Cragstan Astronaut records 2007
Reviews

stampa
Blow Up 06/07 Enrico Veronese

webzines
Audiodrome Fabrizio Garau
Freakout Vittorio Lanutti
Hate TV Many
Indiepop Salvatore Patti
Komakino Paolo Miceli
Ondalternativa Alessandra
Rockambula Floriano Liguoro
Rockit Manfredi Lamartina
Rocklab Daniele Guasco
Se Mi Scrivi Theorius
Ultrasonica Freaknrg
Velvet Goldmine Hank


Blow Up
#109
Giugno 2007
Enrico Veronese
Mogli E Buoi
"C'è da dire che nella prospettiva etica del diy l'assenza di Marsiglia Records si stava facendo sentire: Matteo Casari aveva sospeso le trasmissioni per dedicarsi al progetto Blown Paper Bags, che dopo il clamore dell'esordio si rifà vivo nello split con Experimental Dental School per Cragstan Astronaut. La nuova Krautcore Vs Blogbore! è fin dal titolo uno dei pezzi bomba degli ultimi mesi, con le chitarre distorte sostituite da bleeps, stridori, voci sovrapposte e messaggio. "Who's got the counterstore? We've got the counterstore"... "


Rocklab
http://www.rocklab.it
Daniele Guasco
13/03/07
Due gruppi molto simili per uno split veramente gradevole.
Gli americani Experimental Dental School restano sulle loro coordinate schizoidi, tastiere retrogaming e ritmiche che scalciano l'ascoltatore, in entrambe le canzoni presenti le litanie cantate si avvicendano con violenti vagiti delle note accennate e la forza sonora che caratterizza questo gruppo. L'attitudine punk va quindi a miscelarsi, come sempre nei dischi di questa band, a variopinte trame sonore elettroniche pronte ad allontanarsi da qualsiasi tracciato.
Se gli Experimental Dental School sono schizoidi, i due pezzi nuovi dei genovesi BPB sono vicini alla nevrosi sonora. Anche loro continuano la strada del disco-punk portandosi verso ritmi e parti vocali ossessive, quasi tribali: in “Krautcore vs blogcore” gli strumenti intarsiano un tappeto intricatissimo mentre l'incrocio delle voci si avvicina all'isteria. “White ties” risulta più trascinante, più vicina agli episodi del vecchio 'Arm Your Cameras', tra melodie coinvolgenti e una perfetta costruzione.
In definitiva quattro buone tracce, simbolo di due ottime realtà tanto lontane geograficamente (una americana, l'altra italiana) quanto vicine come indole nell'unire elettronica e punk nella validità dei risultati.

Hate TV
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Many
14/03/07
Per calcolare la distanza esatta tra Oakland, California e la Genova di Caproni e De André, ci sono due modi: il primo è tirare una riga con la penna rossa attraverso una cartina geografica, rischiando di rovinarla in maniera definitiva; l’altro è quello di mettere sul giradischi lo split sette pollici che gli americani – di Oakland, appunto – Experimental Dental School dividono con i genovesi BPB.
I primi sono soliti trovare approcci distruttivi, nervosi, distrofici alla forma canzone: stuprandola e squassandola alternativamente con le loro tastiere sprogrammate, i vibratori microfonati, le batterie sincopate e una voce intubata che s’infila tra quelle che difficilmente potremmo definire note. Ritmi nervosi e schizoidi che ti allontanano dalle casse, ma t’ingabbiano lo sguardo al giradischi, mentre la testa va su e giù seguendo ritmi incomprensibili.
I secondi, i genovesi di Genova, ignorando il cambio euro-dollaro rispondono con la stessa moneta. Poi rilanciano con quelle voci eterosessuali che s’intrecciano e si rispondono tra le tastiere nenieggianti, casse dritte galeotte e sonorità da DFA. Con White Ties chiudono baracca, ammiccando all’ultimo disco Arm Your Cameras uscito quasi un anno e mezzo fa. E il primo istinto è quello di girare ancora il piatto e ricominciare daccapo.
Quella riga rossa sulla carta geografica parte da Oakland, California, con un che di nervoso e nevrotico, ma poi si tuffa nelle correnti oceaniche e si depura delle parti più ostiche e si bagna di melodia per arrivare fino a Genova. Ma si può anche tornare indietro, dall’altra parte, e quindi partire da Genova, attraversare il gelo invernale russo, smerigliare la melodia e ritrovarsi, nervosi e nevrotici, nella Baia di San Francisco, di nuovo a Oakland. E ricominciare, ancora attraverso l’oceano, verso Genova, ecc, ecc…

Rockambula
http://www.rockambula.com
Floriano Liguoro
voto: 3,5/5
La Cragstan Astronaut, etichetta genovese dedita al post rock, comincia la sua attività con questo split tra gli Experimental Dental School di Oakland (esatto: USA!) ed i liguri BPB. Ci troviamo davanti a due band lontane geograficamente ma vicine per idee ed intuizioni. Il disco si divide i due parti con un ideale side A della band statunitense ed un side B lasciato alla band nostrana. Gli americani propongono due brani che definire schizofrenici è poco. Le scelte compositive sono molto interessanti anche se fanno venire in mente un po' troppo spesso i Cheese Cake Truck. Con la terza traccia si passa ai Blown Papaer Bags, anche loro sono popongono brani "strani" anche se in questo caso c'è una maggiore attenzione per la melodia.
Insomma, nel genere proposto le due band sono sicuramente valide. L'ascolto è consigliato a chi è curioso di scoprire novità ed a chi voglia godere della faccia perplessa della propria ragazza mentre chiede: "Ma che cavolo stai ascoltando?"

Komakino
http://www.inkoma.com/
Paolo Miceli
5/03/07
Split a due per i nostrani genovesi Blown Paper Bags e il trio californiano Experimental Dental School, all'insegna di un bizzarro punk carnevalesco e garage, - qualche mese fa in tour insieme qui in italì, qui riuniti in tiratura limitata a 500 copie. I Blown Paper Bags (dietro ci si nasconde un ex Lo-Fi Sucks, ma anche diverse altre realtà underground genovesi) suonano come i B52's fulminati da una console nintendo, sorta di protopunk, a voci boy con girl+girl in contro canto, smaccatamente frenetici dance (Krautcore vs. Blogbore mi ha dato sinceramente ai nervi col suo finale omicida), insomma, il best party in town, - specie su White Ties - impossibili rimanere fermi, - si balla. Gli Experimental Dental School hanno un suono dissonante più caldo, uso massiccio di contorsioni su organo e saturazioni, gusto retrò 60s, psychedelia, ombre di The Residents e cartoni animati creepy.. Insomma, un 7" azzeccato, animalesco, vibrante di pop kaleidoscopico.

Rockit
http://www.rockit.it
Manfredi Lamartina
30/03/07
E tornano pure loro, i Blown Paper Bags, autori poco più di un anno fa di un lavoro – "Arm Your Cameras", uscito per Suiteside – ampiamente esaltato sulle pagine di Rockit. Stavolta la band genovese condivide il – caotico, ovviamente – palcoscenico con un progetto no-wave statunitense, gli Experimental Dental School, protagonisti del lato A di questo split. La loro formula prevede cantilene a bassa fedeltà, condite dai rumori sconnessi tipici di chi ha un approccio scrauso con gli strumenti. Decisamente fichi.
Ma se proviamo un amore sfacciato per i Paper Bags un motivo ci sarà. E il lato b del vinile conferma e rilancia, mostrando i nostri nella loro forma migliore. Ripulito il suono da ogni incrostazione dissonante, il quintetto ligure si lancia in due brani che sono un groviglio di tastiere dance anni Novanta (l'inizio di "Krautcore Vs. Blogbore" sembra un tributo all'immensa "Rhythm Is A Dancer" dei sempiterni Snap), ritmi forsennati, melodie orecchiabili e voci urlate più o meno all'unisono. Dei pazzi furiosi, insomma, che al confronto i Go! Team sembrano una cover band di Cristina D'Avena.
Al termine dell'incontro, quindi, vittoria di misura per i Blown Paper Bags. Ma la partita è stata intensa e gli applausi sono tributati ad entrambe le squadre.

Indiepop.it
http://www.indiepop.it
Salvatore Patti
03/04/07
E' bello vedere che dopo tanto tempo (ne parlammo a fine 2005) i genovesi Blown Paper Bags non hanno perso un grammo della brillantezza e dell'imprevedibilità che caratterizzava il mini album "Arm Your Cameras" e che hanno un'esistenza discografica garantita anche senza il rifugio Suiteside. Nei due pezzi di questo split con gli Experimental Dental School offrono una reinterpretazione a velocità folle del krautrock anni 70 con introduzione danse ("Krautcore vs blogbore") insieme ad uno di quei numeri pazzerelli ed adorabili a cui ci avevano abituato, con voci tastiere percussioni e basso a correre a perdifiato lungo autostrade disco funky wave eccetera ("White Ties") con la benedizione dei Devo. Ed è difficile nella musica dei BPB cogliere inizio, metà, fine e qualsiasi altra cosa, ma ci piace e basta. Sulla breve distanza e a paragone della solidità dei Californiani EDS la prova della nostra band appare un pochino più leggerina del previsto, ma questo non intacca minimamente il primato di pura e istintiva creatività nel panorama poprock italiano.
Degli EDS che dire? Che hanno sbagliato webzine? Ma no, la loro noise-wave in forme libere e rumorose in fondo è solo un miscuglio di stili (dalla disco al prog) centrifugati a velocità soniche, ben fatta e simpatica (specie "Back paws do what they like" che sembra una colonna sonora delle serie animate Marvel dei seventies americani), eppure non credo lo stesso di avere orecchie per apprezzarli.

Se Mi Scrivi
http://semiscrivi.wordpress.com
Theorius
04/04/07
EDS sto(m)p’n'go e lisergìa moderata, BPB imbroccano anthem terrifico dismettendo i chitarroni. “Who’s got the counterscore? we got the counterscore!”: 0-1.

Audiodrome
http://www.audiodrome.it
Fabrizio Garau
21/05/07
Gli Experimental Dental School sono un trio americano chitarra/batteria/Casiotone organ, i Blown Paper Bags (Roni Size lo sa?) sono genovesi nostalgici della loro infanzia elettronica, che è stata anche l'infanzia dell'elettronica.
In comune tra i due gruppi sembra esserci proprio l'idea di creare un sound ingenuo e schizzato grazie all'aiuto della Casio e dei primi sintetizzatori “casalinghi”, ispirandosi al Commodore 64 e al loro primo Atari. Un'impostazione nostalgica e retrò che appartiene alla generazione di chi è cresciuto negli anni Ottanta e che rientra più in generale in quel discorso sulla cultura pop che rimastica tutto, ordinario e quotidiano compreso, e lo ricontestualizza nella propria epoca. Una volta individuata questa somiglianza, bisogna aggiungere che gli Experimental Dental School sono più nervosi e rock, del tutto destrutturati e anarcoidi: le due tracce su questo 7'' purtroppo non sembrano essere il meglio delle loro caratteristiche, soprattutto per quanto riguarda il nervosismo. I Blown Paper Bags paiono invece dei punk prestati all'elettronica di cui sopra: qui ci regalano due pezzi assolutamente spassosi, leggeri e - a loro modo - dance.
Uno split buono solo a metà, difficile giudicare.

Velvet Goldmine
http://velvetgoldmine.iobloggo.com/
Hank
07/05/07
E' da un anno che non sentivo più parlare dei genovesi Blown Paper Bags, esattamente dalla loro ultima fatica "Arm Your Camera", uscita per Suiteside; e se non ricordo male il loro disco era stato osannato dalla critica indie e non. In questo caso ci lanciano dietro due tracce, senza inizio e senza fine, vanno da sole e funzionano benissimo così come sono state concepite; tastiere dance ad alta velocità mixate con del sano buon krautrock ("Krautcore Vs Blogbore") e funk purosangue tenuto a bada da voci, percussioni e tanto buon divertimento. Gli Experimental Dental School sono i primi in questo split, vengono da Oakland e portano avanti con fierezza un noise rock, insidiato dalla nota psichedelia, che ha tanto da spartirsi con la new wave. L'incontro fa ben sperare, l'ultima parola però sarà concessa all'ascolto di un vero album, spero, in uscita a breve.

Freakout
http://www.freakout-online.com
Vittorio Lanutti
28/05/07
Gli statunitensi Experimental Dental School ed i genovesi Blown Paper Bags, dopo aver fatto un tour italiano insieme due anni fa, hanno accettato la proposta della Cragstan Astronaut/Disorder Drama per fare questo split di tiratura limitata, di sole 500 copie, con quattro brani in scaletta. Gli EDS, anche se con delle tastiere eccessivamente invadenti, rileggono nowave e le colonne sonore dei B-movies in modo frizzante, con sonorità che in certi casi evocano le musiche da computer degli anni ’80. Il quintetto genovese, invece, porta avanti la sua lettura di dancepunk sospeso tra gli Atari Teenage Riot meno barocchi ed i i Wire.

Ultrasonica
http://www.ultrasonica.it
FreakNRG
28/05/07
Bello split diviso a metà tra Genova e Oakland. Quattro songs che hanno l’unico difetto di durare solamente una decina di minuti. Dieci minuti in cui si dà fondo a tutte le energie possibili ed immaginabili. Entrambe le formazioni sono dedite ad una forma di canzone pop (da prendere con le molle il termine pop) sperimentale. Si possono ascoltare echi che spaziano dal “krautrock” alla new wave, attraverso soluzioni avant accennate negli arrangiamenti di entrambi i gruppi. Un tutto già ascoltato. Un tutto nuovo. Queste sono le cose che amo. Sentire influenze più disparate ma non riuscire a classificare nulla. Tra synth giocattolo, bassi convulsi, improvvisi cambi di tempo e umorali, coretti B’52 e rimembranze da punk attitude, lo split scivola via e il dito ritorna sul tasto play per ricominciare ad ascoltare una delle cose più fresche prodotte dalla Marsiglia Record.

Ondalternativa
http://www.ondalternativa.it/
Alessandra
04/06/07
2/5
Dopo la prima uscita su 7'', con lo split tra La Quiete e i K.C Milian, la Cragstan Austronaut ci riprova con la tiratura di 500 copie di questo nuovo split. Questa volta le formazioni sono la genovese Blown Paper Bags e l'americana Experimental dental school (Oakland) che subito dopo aver suonato insieme nel tour italiano hanno preso la decisione di registrare questo Split. Quest'ultimo è diviso in due parti, per un totale di sole quattro canzoni, due per ciascun gruppo. Si parte col lato A, dove ad esibirsi è il trio d'oltroceano, che mette in scena una rilettura new wave e garage prendendo come punto di riferimento le colonne sonore dei B-movie anni '50. L'elettronica stessa fa da padrona di casa, con l'unico difetto dell'utilizzo mal riuscito di un synth decisamente poco professonale. Ma i vuoti prodotti dalla strumentazone e dalla tecnica a tratti scarseggiante, vengono ben riempiti da creatività e improvvisi cambi di tempo che riescono comunque a coprire qualche difettuccio di troppo. Il secondo lato si apre invece con stravolgimenti dance e punk attitude del quintetto genovese, che ripropone arrangiamenti e soluzioni avant, quasi a non voler perdere un filo conduttore con i pezzi precedenti.. "Krautcore Vs. Blogbore" si va ad incartare su melodie difficili da digerire, ripetute fin troppo in tre minuti circa di esecuzioni che alla lunga finiscono per stancare l'orecchio. Decisamente meglio il pezzo che va a chiudere l'ep, facendo riprendere i punti precedentemente persi grazie a nuove sonorità, orientate al punk (facendo però attenzione a non tralasciare mai l'elettronica), più fresche ed energiche. Nel complesso non male come lavoro, non macano creatività e intraprendenza, ma sono ancora da azzeccare le soluzioni giuste. Preferisco rimandarli in attesa di nuove idee.

 

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