Arm Your Cameras (CD)
Suiteside records 2005
Reviews
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Blow Up 09/05 Marco Sideri
Blow Up 10/05 Riccardo Bandiera
Corriere Mercantile Francesco Casuscelli
Fuori Dal Mucchio Marina Pierri
Music
Club Manuela Bua
News Spettacolo Maurizio Blatto
Pig Mag Redazione Musica
Rockstar Fabio Alcini
XL Fabio De Luca
webzines
Chain
DLK Andrea Ferraris
Hate
Tv Many
IndiePop
Salvatore Patti
IndieZone Album della Settimana Diego Ghidotti
Kathodik
Michele Benetello
KZSU
Your Imaginary Friend
Live
Rock Giorgio Pace
Music Boom Beatrice Finauro
Passione Alternativa
Pop-Page
Chema Segovia (Spagna)
Post? Onga
Rockit Prima Scelta Marco Daretti
Sentire
Ascoltare Andrea Erra
blog
ManyInWonderland
Positive
Education
interviste
Rockit
Rocklab
Tender To Lucy
In Your Eye
(in arrivo)
interviste radio
Radio Città Aperta
88.900 Roma 02/10/05 h1800 Matteo in diretta con Gianluca Polverari
durante il programma Alternitalia
Radio
Mars 95.900 Slovenia 21/11/05 19:30 Federica in diretta con
Saso
durante il programma Neslino
Settembre 2005 - Waves
"Deflagrazione punk funk di casa nostra: gli italiani BPB
comprimono nei 23minuti37secondi del loro esordio energia e melodia per
riempirne almeno il triplo. Le macchine e la batteria macinano battiti,
le voci urlano, tastiere e chitarre dicono la loro senza vergogna. Piccolo
e grande insieme come un esordio dovrebbe essere."
7/8
Marco Sideri
Ottobre 2005 - Waves
"I BPB di Genova si divertono come dei matti a triturare un
rock malsano figlio dei Cramps, per quell'attitudine percussiva
e tribale, ibridato dai più odierni Brainiac e Six Fingers
Satellites. Ne viene fuori un bel miscuglio oltraggioso fatto di sintetizzatori
e moog, chitarre (a suonarla è Matteo Casari, ex-Cary Quant
e Lo-Fi Sucks!) ed elettronica analogica, dove brani quali Political
Dance e Double Dragon On The Dancefloor sono balli autistici
indiavolati, European Secret Service e Pass my Tape (to DFA)
sono cavalcate caracollanti e ipnotiche."
7/8
Riccardo Bandiera

"BPB, quintetto genovese femminile quasi per metà,
non manca nè l(auto)ironia, né il talento: tanto vale
mettere subito le cose in chiaro e dire che al loro ep di debutto su Suiteside
non manca praticamente nulla; tutti gli elementi che compongono AYC
- dal packaging alla produzione e persino al sito della band - sono come
dovrebbero essere. Lascolto, nonostante le influenze chiaramente
chiamate in causa (pensate a LeTigre, ai Beastie Boys, a
Lydia Lunch, alla no wave, al punk-funk in piccole dosi ed immancabilmente
ai Sonic Youth) non richiede orecchie particolarmente resistenti
alla dissonanza, perché le canzoni conservano una solida stuttura
pop in grado di coordinare le volute cacofonie dei synth e i profluvi
di uptempo della sezione ritmica. I titoli, peraltro, guidano egregiamente
allascolto di piccoli anthems coaotici come Spell Athlete!,
Panda Gang e Blown Manifesto, sorretti
da un sound decisamente orientato verso il noise più melodico,
mentre lhip-hop contaminato della sorniona Pass My Tape
(to DFA) fa laltro. I BPB suonano come esiliati
in patria, come fuorisede sonori che ammiccano alla fascia stretta dellindie
italiano più rumoroso ed eserofilo. AYC funzionerà
bene, live, sui nostri palchi, ma funzionerebbe altrettanto bene in un
fumoso club di Brooklyn, su una pedana scalcinata, tra unorda di
ragazzini americani sudati."
Marina Pierri
 
"Ci sono i carruggi a Glasgow? E i camalli al porto di New York?
Il Marassi è a Berlino? No, niente di tutto questo. Non cè
modo di girare intorno alla questione: AYC proviene
veramente da Genova, è un disco fatto in Italia che però
ha un respiro profondamente internazionale. Questa piccola chicca da esportazione
porta la firma dei BPB, riunitisi sotto tale sigla solo dallo scorso
anno, ma provenienti tutti da precedenti esperienze in altre band cittadine.
Ciò a cui assistiamo nelle sette tracce di questo mini-album è
unesplosione più o meno incontrollata di sonorità
viscerali, tra ritmi stortignaccoli e spezzati, synth malconci e impazziti
e bassi grassi che spargono olio sulla pista sempre più scivolosa.
Il cd si apre con il Blown manifesto che ci fa presagire
quello a cui andiamo incontro: una violenza riot-disco-punk che non disdegna
le melodie più elementari. Elettronica analogica a profusione,
in un tripudio di sintetizzatori Korg, Roland e Moog. Attacchi degni dei
migliori Casio-terrorists. La vena poppeggiante dei Bis con la furia degli
Ex-Models. Gli Help She Cant Swim in costume da bagno
che tengono un concerto sul panfilo dei Beastie Boys. Lalgore
degli Adult sputtanato dallattitudine guascona dei Junior
Senior. E una massiccia dose di punkfunk rimasticato, a cui si accompagnano
titoli farneticanti ed esaltanti come Double Dragon On The Dancefloor,
Pass My Tape (to DFA) e European Secret Service.
Un debutto assolutamente convincente, elettrizzante, bello come un diamante
grezzo. E diamogliela, questa benedetta cassetta, ai tizi della DFA.
E non solo a loro."
Marco Daretti
Ottobre
2005 Anno1#2
Nell'articolo "Strani Gruppi Italiani" a p.106, nel box "E
non è mica finita: ci sono anche..." vengono citati i BPB.
"Molti altri sono i "marziani" che pubblicano dischi e
calcano i palcoscenici dei locali lungo l'italico stivale (...) i contorti
no-wavers genovesi BPB (...)"
Fabio De Luca
"La città potenzialmente più anarchica dItalia,
Genova, ha attualmente qualcosa da dire in fatto di musica underground
e iniziative legate ad essa. Anche se pochi attenti se ne sono accorti,
anche se gli stessi cittadini voltano lo sguardo dallaltra parte,
la città ligure sta tentando di farsi sentire più forte,
senza ricorrere a sassaiole o manifestazioni di piazza, cercando una via
propositiva e non disfattista. Molte le band che fanno capolino nel tessuto
cittadino. Basta ricordare il caso dei Port Royal che, per nulla
seguiti in Italia, hanno trovato spazio allinterno della Resonant,
etichetta indie in terra dAlbione. Nello specifico però ora
vi parleremo dei BPB che esordiscono con questo intenso e forsennato
AYC pubblicato da Suiteside. Vi parleremo di un disco denso e grumoso,
una matassa di isterismo che non farebbe altro che intrecciarsi ancor
di più intorno a voi nel momento in cui tentaste di districarla.
Quindi non resta che abbandonarvi alla sequenza mozzafiato di pezzi come
Political Dance, European Secret Service, Pass My Tape e
la bellissima Double Dragon on the Dancefloor, una samba impazzita
in salsa punk-funk con derive quasi neo prog. AYC è un bel
disco, un esordio vivace e corrosivo, acerbo e coinvolgente che entusiasma
e fa ballare. Sullo scaffale lo troveremmo proprio vicino ai Dance
Disaster Movement o ai Beastie Boys per quel carattere bianco
graffiante eppur groovoso, per quelle chitarre impazzite, la doppia batteria
che vi trascina dissennatamente giù nel dancefloor, le voci irriverenti
perennemente tese in urla e coretti- anche ironici- e lelettronica
meticcia che si sposa con le macchine analogiche che sbuffano e smistano
il suono in diverse direzioni.I cinque genovesi si son dimostrati bravi
nel mescolare tutto e hanno anche impacchettato il loro lavoro con una
bella grafica stilosa e disobbediente (il fotomontaggio in copertina rappresenta
Balilla, un ragazzo che scatenò una rivolta lanciando un sasso
contro l'Armata Austriaca a Genova nel 1746, che scaglia in realtà
il cavalletto da macchina fotografica che finì in faccia a Berlusconi
durante unoccasione pubblica verso la fine del 2004). Questa recensione
voleva essere fulminante e pregna come lo è il disco. La recensione
non so se lo è stata, il disco lo è sicuramente."
3.5/5
Beatrice Finauro
"These last two year's celebration of "4/4 disco beat"
is not gonna stop and if that's the rank you prefer watch out for this
mini. I've seen BPB during their early days and I've also dropped
in during the recording of this mini but the result has gone much further
than my expectations. This band leaving from the harbor of Genoa sails
in the see of "electro-punk-funk-dance-video-game", read: "danceable
tunes that will throw you straight into the dimension of your old Sega
Master System". Reminiscences of El Guapo, funny dementia
"a-la-Experimental Dental School", those glittering beat
in the style of Lcd Sound System, a bit of "dance floor justice"
in the vein of Daft Punk, the eighties' flavor and the game is done. The
production has glued together their punky style and their party attitude,
and the right sound was probably what these ladies and gentlemen were
looking for. I don't think it has been that easy to keep together and
give a sense to such a big number of instruments (drums, drum-machine,
synth, guitars, keyboards, vocals, bass, effects, etc..) and patterns.
Not unlike El Guapo, or even better Super System, the keyword
is "no BPB...no party!", but as you can guess the trashy
sounds and other demented things are planned meticulusly for the sake
of irony that I'm sure they have. Songs like "double dragon on
the dancefloor" bring back to those college movies with Molly
Ringwald...I wish you get what I mean. "Arm your cameras"
is a good debut ep, give it the airplay!. "
3/5
Andrea Ferraris
Ci sia consentito di scantonare dalla consueta routine elettropop per
guardare ad un disco inclassificabile come quello dei genovesi BPB,
una delle cose più entusiasmanti passate sul nostro lettore in
questi ultimi mesi: ventitrè minuti di anarchia ritmico/elettronica
in forma spigolosa, che chiama indifferentemente in causa punk e post-punk,
noise ed elettronica dal comodo riparo di strutture pop nemmeno troppo
abbozzate. Ci vuole talento per tenere insieme tante pulsioni, e l'ensemble
ligure nato da scheggie di band cittadine quali Lo-Fi Sucks!,
Cary Quant, A New Angel Fades ed altre sembra averne
in abbondanza: energia ed entusiasmo non vengono mai meno, illustrando
un disegno di strofe "impegnate" ("Political Dance",
"Panda Gang"), come delle Le Tigre che ai proclami
politici affiancassero un po' di sana voglia di divertirsi, o le Chicks
on Speed che suonassero anche le chitarre. La componente ritmica ha
il sopravvento, il basso è preminente e le tastiere disegnano distinte
e riconoscibili linee melodiche, ma è l'atipica coesistenza di
ogni suono chitarra, batteria, synth a rendere irresistibile
il lavoro, un puzzle di contaminazioni che parte dall'impronosticabilità
di Slits e Devo ed approda ad un coacervo di suoni (post)moderni
e "autentici" a dir poco esaltante, che chiama in causa caos
apparente (Trans AM, Sonic Youth) ed autentico (Bis).
Tanto imprevedibili quanto dedicati nel mantenere la coesione di un suono
che sembra schizzare in ogni direzione, con il notevole apporto di parti
vocali overdubbate o semplicemente chiassose, i Blown Paper Bags non inventano
nulla, ma hanno il merito di tenere costantemente alta la tensione, evitando
ripetizioni e stanchezze (forse un pelo nel faticoso simil-rappin' di
"Pass my Tape (to DFA)", peraltro riscattato dall'esuberanza
dei synth) e rendendo Arm Your Cameras un album che travolge per
pura forza: l'impeto dei pezzi, l'irruenza vocale, la forza bruta delle
soluzioni strumentali; così solido da non offrire il fianco ad
alcuna dissezione, rimanendo bellissimo ed inscindibile. Da far sentire
(in ginocchio sui ceci) al prossimo che vi dice quanto è bvava
Violetta Beauvegavde.
Salvatore Patti

"Strumentazione analogica, electro bislacca, lo-fi e ottimi ascolti
alla base della musica dei BPB. Genova non è NYC, ma lobiettivo
(Pass My Tape to DFA) è che James Murphy
si accorga di loro..."
Redazione Musica

"La scelta è quella di un'estetica scarna, che faccia incontrare
il furore del punk e dell'hardcore con un armamentario elettronico analogico
a largo raggio. I pezzi dei BPB, gruppo genovese giovanissimo,
visto che l'anno di fondazione è il 2004, rincorrono esperienze
che partono da lontano (citano Talking Heads, Devo e Adam
& The Ants fra i propri padri nobili), ma si muovono sulle pareti
ripide dell'attualità più spinosa. I sette pezzi lasciano
un'impressione di incompiuto, come è normale che sia per un EP
che complessivamente porta via meno di ventiquattro minuti. Ma se riescono
a raffinare qualche asperità senza perdere in energia, riceveranno
l'attenzione che meritano."
Fabio Alcini
Album della Settimana
"Benvenuti in AMERICA!
No, ma deve esserci un errore
leggendo bene sulle note informative
notiamo che i BPB sono di Genova e non provengono da oltreoceano!
Questa breve e alquanto stupida introduzione lascia intendere che i BPB
hanno realizzato qualcosa di veramente ottimo, tale da sfuggire alle logiche
di mercato nostrane, capace di reggere il confronto con le più
cool band degli USA.
Elettronica a go-go, Synth che accompagnano chitarra e batteria in una
spirale sonica non lineare, Arm Your Cameras sembra voler esprimere
una gran voglia di confondere, per un prodotto musicalmente non convenzionale
e dedicato a chi vuole evadere dalla classica struttura canzone, a favore
di tensione ed imprevedibilità, caos ed energia.
A tratti (soprattutto con la canzone Panda Gang), i BPB ricordano
Le Tigre, sia per lattitudine che per una certa linea melodica
comune.
In Italia un gruppo così ce lo sognavamo
fino ad ora!"
4/5
Diego Ghidotti

"Prendiamo in causa la nostra spina dorsale. Con leccezione
delle lesioni perforanti (es. colpo d'arma da fuoco, pugnalata, etc.)
le cause di una lesione midollare traumatica sono il risultato di lesioni
dirette, quando il midollo spinale ha a che fare con forze estremamente
violente. Tali forze possono essere: di iper-flessione - qui si ha inclinazione
della spina dorsale in avanti; di iper-estensione - dove si ha allungamento
della spina dorsale indietro; di rotazione - quando si ha torsione della
spina dorsale di lato; di compressione - in caso di schiacciamento della
spina dorsale.
Questo è ciò che accade quando la manopola del volume raggiunge
la metà della corsa e sul piatto gira il primo disco dei genovesi
BPB. La schiena prende a scattare freneticamente in opposizione
allapparato gluteale. La testa, invece, ruota in ogni direzione,
sicché ci ritroviamo nella compresenza di tutte le forze sopraccitate.
Femminee voci come delle Chicks On Speed giovani ed anarchiche,
o Le Tigre se fossero meno hype e più chitarrose. Ma a mettere
a dura prova lintegrità strutturale della mia colonna vertebrale
sono anche una buona dose di synth, moog, korg e tutta quella schiera
di analogicità distruttrice che, insieme ad una cassa dritta e
qualche campionamento oculato, rende impossibile limmobilità
del culo.
Un disco che chiunque divoratore di electro-punk-funk libertario vorrebbe
aver scritto per esordire sulla scena del sottobosco. A parte i genovesi
in questione, penso solamente ad un altro gruppo che sia riuscito nellintento:
Help She Cant Swim. E, se potessi farlo, tornerei indietro
nel tempo e passerei davvero una vostra registrazione a James Murphy
della DFA (quello degli LCD Soundsystem), ché il
nuovo guru dellecletticità newyorkese vinserisse a
pieno titolo nella tripla compila #2 uscita lanno scorso.
Al posto di James Murphy, qui abbiamo Rico dei Uochi-Toki
alla produzione ed una costola dei Lo-Fi Sucks! agli strumenti.
Abbiamo Balilla in copertina (mica i bimbetti alienati da Mussolini, ma
quel ragazzotto che nel dicembre del 1746, a Genova, lanciò un
sasso contro lesercito austriaco, provocando la rivolta che avrebbe
poi scacciato l'invasore) armato del cavalletto appartenuto alleroe
mediatico nazionale contemporaneo Roberto Dal Bosco. Abbiamo un proclama:
Reclaim your media, DIY way!. Abbiamo un trascorso come shoulder-band
di Experimental Dental School, John Wayne Shot Me, El-Guapo,
Karate e Xiu Xiu. Abbiamo la mia spina dorsale che continua
a contorcersi sotto un sorrisino ebete.
Vederli dal vivo, comunque, è un'esperienza ancora più esaltante.
Riempiono laria di ritmo, febbre del sabato sera e meravigliosa
anarchia dance-punk. Allora sì che si rischia la paralisi da stress
di tutte quante le vertebre.
Iper-flessione. iper-estensione. Rotazione. Compressione. Crack!
PS: nella recensione viene citato il vecchio Moog. R.I.P."
Many

"BPB fueron los encargados de telonear a Xiu Xiu a lo largo
de la gira italiana de presentación de “La foret”, así supe de
ellos por primera vez. Este quinteto de Génova también se ha subido a
los mismos escenarios que gente como The Mae-Shi, El Guapo
o Karate. AYC es su disco de presentación después de un
año y poco de vida. Con el arrojo del punk más chillón, armados con un
arsenal de sintetizadores de trazo grueso y cargados con una munición
inagotable de sampleados de juguetería, descuartizan sin escrúpulo la
rítmica del post-punk y la geometría rígida del kraut-rock, influencias
que ellos mismos no se cansan de reivindicar. El noise-core sintético
de BPB comparte coordenadas con las propuestas de gente como kaitO
o Brainiac. Aunque también podrían representar una versión más
virulenta y guitarrera de Le Tigre. Y es que los veintres minutos
que dura este disco corto –o este EP largo- se te lanzan al cuello sin
rodeos, huyendo de falsas poses y superficialidades. Si “This island”
hubiese sonado como la marciana ‘Political dance’, nadie se hubiese
atrevido a ponerlo entre interrogantes. ‘Panda gang’ destroza a
patadas a las Chicks On Speed, especialmente en su desenlace acelerado
y chatarrero. El ritmo asincopado y el bajo gelatinoso en ‘Spell athlete!’
prenden fuego a la pista de baile. Y con un título tan canalla como ‘Pass
my tape (to DFA)’, poco importa que ésta sea una de las pistas menos
inspiradas del lote. Ellos dicen que su grupo preferido de todos los tiempos
son los Beastie Boys, y aquí se nota en esas voces entrecruzándose
en un semi-rapeo chillón. Y así, con mucha seguridad, las intenciones
bien claras y sólo algún resbalón eventual; BPB firman un disco
ruidoso, interesante y adictivo que podría sellarse en 5 Rue Christine.
Escucha más que recomendable para seguidores de Le Tigre, Deerhoof,
Dance Disaster Movement o Yeah Yeah Yeahs. Los interesados
dense una vuelta por la página del grupo. Por menos de diez euros (gastos
de envío incluidos) pronto tendrán en sus manos un coqueto ejemplar de
AYC. Bueno, bonito y barato. Se las pongo a huevo…"
4/5
Cheva Segovia

Anche questa settimana, facciamo due passi sul lato selvaggio della musica
indipendente italiana. I BPB, quintetto di Genova, si inseriscono
senza timore nell'onda di gruppi americani che abbinano all'elettronica
digitale (Korg, Moog e Casio accatastati come dallo sfasciacarrozze) irruenza
punk e toni pop vagamente isterici (dai B-52's ai Bis).
I riferimenti, per gli introdotti del genere, sono le baldanzose velenosità
di Deerhoof (soprattutto per le voci femminili in agitazione nipponica),
Brainiac (indimenticati Devo farmacologici) e DDM
(Dance Disaster Movement, il punk funk che danza con rabbia). Spiccano
Political Dance, accumulo di synth e Le Tigre, Pass My
Tape (to DFA), autoironica promozione indirizzata all'etichetta di
Mr.LCD e la conclusiva Double Dragon on the Dancefloor,
africana come lo furono i Talking Heads e i This Heat e
scattosa come tutta la wave che riemerge da molta spazzatura non digitale
programmata (e programmatica).
Maurizio Blatto
Giovedì 7 Luglio 2005
"BPB, un ottimo
esordio.
Un misto di generi.
Rock, elettronica e pop: un buon esordio quello dei BPB, che si
stanno affermando sulla scena italiana.
L'approcio è senza dubbio lo-fi, ma nella musica dei genovesissimi
BPB c'è molto di più: c'è rock, c'è
una buona dose di elettronica e qua e là c'è pure una spruzzatina
di pop. "AYC", il loro primo disco (edito dalla Suiteside
Records) guarda agli anni Ottanta con un certo rispetto, ma non rinnega
le nuove icone del panorama moderno. "Pass My Tape (To DFA)",
ad esempio, sembra nata da un incontro-scontro fra i Beastie Boys
e Beck Hansen, mentre la conclusiva "Double Dragon On The
Dancefloor" ha un passaggio ritmico che ricorda vagamente le
ultime cose targate The Creatures. Il disco, complice la breve
durata (appena 23 minuti) scorre via senza particolari problemi, e si
lascia riascoltare. Il brano migliore? L'ossessiva "Political
Dance": bel ritornello integrato da un arrangiamento perfetto.
In conclusione: un esordio positivo."
Francesco Casuscelli

"Ancora buone notizie da Genova. Di segno opposto rispetto ai romantici
e dilatati Port-Royal sono questi BPB, band capitanata da
Matteo Casari, agitatore indie genovese con la sua Marsiglia Records,
la Disorder Drama e adesso di nuovo musicista dopo Cary Quant e
Lo-Fi Sucks! in questo pazzo progetto. Un ep di 7 pezzi, solo 23
minuti vissuti pericolosamente. Ve li ricordate i Brainiac? La
West Coast Italiana sforna questo disco da paura dove i ritmi synthetici
cavalcano la tunza della batteria e le chitarre impazziscono. Le voci
sembrano arrivare da un'altra stanza, ma voi non riuscite a tenere ferme
le chiappe. Attitudine da vendere, chincaglieria analogica assortita sul
palco e tanta voglia di fare casino. Nei loro pezzi vi puo' capitare di
sentirvi partire una schitarrata in levare come una tempesta di beats
il tutto sempre sorretto dall'idea di divertimento e da una marea di suonini
inaspettati. Blown Manifesto la dice già tutta con le sue chitarre
potenti e fischianti e i synth in grande spolvero, Political dance
parte a duecento all'ora e rallenta il ritmo nel finale dimostrando anche
una certa freschezza nella costruzione non basata su un semplice 4/4 come
la maggior parte del punkfunk circolato negli ultimi mesi. Qui c'è più
punk forse, ma molto di più se si fa caso ad un ritornello quasi Beastie
Boys in Pass My Tape (to DFA ),all'inarrestabile treno di Double
Dragon On The Dancefloor con il suo finale zeppo di tribalismo o a
quello che rielabora lo ska in versione decente e moderna come European
Secret Service. Il pezzo titolato "Pass My Tape (to DFA)" non
e' uno scherzo. James Murphy, stavolta Monica Melissano t'ha anticipato!"
Onga|Martini
Bros

"Armate le vostre macchine fotocamere, giovani doggi! Laddove
i contundenti cavalletti non provocano che lievi ferite (ahimé!),
il consiglio dei BPB, recente acquisto della Suiteside, è
quello di aguzzare gli occhi e le relative, tecnologiche protesi. Il dischetto
è interessante, spiazzante, intelligente. Un bel miscuglio di elettronica
techno-beat, chitarre acide e voci martellanti, talvolta urlanti. I suoni
sono assemblati in un piacevole caos, in cui ogni strumento si misura
con la propria, indispensabile partitura, a creare un senso di ripetitività
spezzata e di equilibri trasversali. Mi viene da pensare ad un (improbabile?)
connubio tra quegli anzianotti dei Devo e quei giovanotti newyorchesi
che rispondono al nome di Ex-Models, ma con un sacco di strumenti
aggiunti qua e là. Ok, spero che vi siate fatti unidea!"
Manuela Bua

"Italian electro rock, spastic and discordant, noisy synth, with
female vocals, no-wavey delivery. Seems like we have a trend going here
with Electrocute, Fur Cups for Teeth. Think Le Tigre,
etc. A bit more real, not as over-the-top, gratuitous. Good stuff. 1)
buried vocs, dissonant guitar and synth, driving 2) somehow long track
of driving obscure rock 3) electro-noise, clash, here you go 4) dirty
synth and high hat beat instrumental rock 5) driving, melodic guitar,
still spastic 6) funky and no-wavey 7) echoey, interesting "
Your Imaginary Friend

Segnalazione di AYC come uno dei dieci dischi italiani consigliati
nel numero di Ottobre 2005

"Esperimento dancefloor da Genova, dove le coordinate principali
sono un mood alla Le Tigre e un’attitudine DFA tanto da
intitolare un brano Pass my tape to DFA. Più che un disco, una
sorta di manuale di disarticolazione punk funk, nel quale, di traccia
in traccia, vengono svelati i segreti per frantumare un genere, soprattutto
quando si parla di sperimentazioni elettroniche lo-fi su un classico tappeto
di quattro quarti in levare e tripudi di synth. I BPB fagocitano
letteralmente ogni stile musicale, passando con disinvoltura tra il punk,
la dance, l’hip hop, l’elettronica, il reggae in pochi secondi e in maniera
stratificata, tanto da trovare ad un certo punto Beastie Boys a
rappare su un tappeto electro che in men che non si dica si trasforma
in qualcosa di molto vicino ad un certo mood gotico di Lost Sound.
Il problema di per sé arriva quando il disco, nel suo insieme, si rivela
forte negli intenti, ma altamente frammentato nell’atto pratico, senza
riuscire a mettere insieme niente più che bozze di musiche punk da discoteche
sotterranee: una sorta di promemoria sulle potenzialità ancora inespresse
del punk funk corrotto da un massimalismo strumentale che ripercorre ogni
singolo brano dell’album. In conclusione: tante idee, forse troppe. Ma
ben vengano."
Giorgio Pace

"Sette pezzi per 23 minuti, refrattari alle etichette: fin dal brano
di apertura, Blown Manifesto (titolo programmatico), siamo spinti
in un frullatore che miscela riff brevi e nervosi, sonorità analogiche
(con abbondante uso di Moog e Korg), cori urlati, groove veloci, estetica
lo-fi (per impacchettare il tutto). Genovesi, formatisi nel 2004, i BPB
hanno alle spalle variegate esperienze e partecipazioni con gruppi della
loro città; non solo: pur essendo alla prima pubblicazione - AYC
è il loro esordio per la Suiteside - vantano già alcune apparizioni sul
palco con gruppi come El Guapo, Experimental Dental School,
Mae Shi, JohnWayne Shot Me, Karate, Xiu Xiu.
Political Dance (il brano più lungo) è caratterizzato da un suono
tipicamente analogico usato per i riff che sono la carta d’identità del
pezzo. E se Panda Gang porta in primo piano un coro ritmato, sostituito
nel finale da un secco riff di chitarra, nel pezzo successivo (Spell
Athlete!) siamo di nuovo all’ascolto di differenti, brevi spunti ritmici
e melodici accostati per dare forma a una composizione che ipnotizza.
European Secret Service e Pass My Tape (To DFA) seguono
la linea del brano precedente, mentre una nuova sorpresa arriva dal pezzo
che chiude il cd (Double Dragon On The Dancefloor), animato da
uno spirito funky con cui si scontra una chitarra che fa rimbalzare poche
note psichedeliche. Si prova una specie di spaesamento di fronte ai continui
cambi di direzione e all’assenza di una struttura riconoscibile (difficile
parlare di canzone), una sensazione riconducibile all’attitudine punk
/ hip-hop che i BPB mettono in campo nell’assemblare il materiale
sonoro. Allo stesso tempo, la presenza di sonorità e suoni così diversi
regala appigli e punti di riferimento a ogni possibile diverso fruitore
(purché abbia la pazienza di aspettare che arrivi il suo turno). Il giudizio
è positivo: sia i pezzi brevi, sia quelli più lunghi trasmettono le tanto
attese "good vibrations"; sarà interessante ascoltare i BPB dal
vivo e alla prova del secondo lavoro in studio. Merita un cenno la cover,
che permette di comprendere a quali "cameras" faccia riferimento il titolo
dell’album: la figura ritratta è un mix del Balilla che iniziò una rivolta
lanciando un sasso contro l'armata austriaca (Genova, 1746) e del contestatore
che scagliò il cavalletto della macchina fotografica contro Berlusconi
verso la fine del 2004. Anche questo è un Blown Manifesto."
6.7/10
Andrea Erra

"
E sulla stessa scia, ma con un pizzico di Pop Group
e B52s in più, si situano gli ottimi (ma davvero!)
BPB, incidentalmente italiani a sentire cosa esce dal loro antro
fumante. Molto meglio dei compatrioti Disco Drive, e proprio per
i gusti variegati e sozzi che spaziano da Creatures/Slits
in bonghi funky di Political Dance ai rivoli Malaria/Bis
di Panda Gang alle delizie quasi Spizz di Spell Athlete!.
E quando dicono Pass My Tape (To DFA) non è un invocazione,
è un ordine! Double Dragon On The Dancefloor invece va a
chiudere egregiamente la nottata. I BPB prendono quello che gli
altri scartano, e ne fanno perfetto terreno per muovere piedi e ciondolare
teste. I BPB potrebbero essere i nostri Servotron, o vivere
ad Akron, o chiamarsi Au Pairs. I BPB han bisogno
che James Murphy (o August Darnell, o gli ACR, o
la Ze Records, o Elli & Jacno, o
) ne approntino
remixes. I BPB hanno realizzato il disco italiano del 2005."
Michele Benetello
Positive
Education blog
"BPB (pertinente casuale il gioco di parole con il classicone
jungle di Roni Size?). Che dire, fingendo di non conoscerli: i
loro pezzi incidono già la memoria anche a fronte di un secondo
più focalizzato album che da prassi futura renderà questo
più ingenuo, forse. Mai autoindulgente, però: personalmente
non staccherò facilmente gli occhi da European secret service,
che per un attimo mi materializza perfino il fantasmino dei Polvo
sotto forma di arabesco chitarristico, e Pass my tape materia prima
da dilatazioni indie-dance come lo è Double dragon on the dance
floor. Dal terzetto finale, insomma. Fossimo in una colonna di Blow
Up, (7/8). "
popkiller
Many
In Wonderland blog Experimental Dental School + White Crime
Circle Club + BPB Live @ Ekidna, Carpi MO 19/03/2005
"Aprono le danze i BPB, genovesi shake-pop-hc, di chiara matrice
punk-funk sperimentale (qualunque cosa significhi). Voce femminile alle
prese con una tastiera soffusa, voce maschile di stampo rapturiano, mentre
con una mano strimpella una chitarra spennellata e con laltra produce
melodie sbarazzine da una tastiera vintage. Batteria che non disdegna
la cassa dritta, vero e propria ossessione dellultimo periodo di
vita del sottoscritto, e si compenetra con un altro set di piatti, tamburi
e campane maneggiato dallennesimo tastierista effettato. Il tutto
condito da un basso punk-disco-funk che ricorda i Talking Heads
più scorbutici. Nei quaranta minuti scarsi della loro esecuzione,
lasciano letteralmente basito il pubblico, che osserva con la bocca spalancata
e la testa immobile, mentre ad un metro daltezza dal suolo è
un tripudio di chiappe dondolanti. Tra un mese uscirà un loro album.
State allocchio. "
many
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BPB - Experimental Dental School
(Split 7")
Cragstan Astronaut records 2007
Reviews
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Blow Up 06/07 Enrico Veronese
webzines
Audiodrome Fabrizio Garau
Freakout Vittorio Lanutti
Hate TV Many
Indiepop Salvatore Patti
Komakino Paolo Miceli
Ondalternativa Alessandra
Rockambula Floriano Liguoro
Rockit Manfredi Lamartina
Rocklab Daniele Guasco
Se Mi Scrivi Theorius
Ultrasonica Freaknrg
Velvet Goldmine Hank
#109
Giugno 2007
Enrico Veronese
Mogli E Buoi
"C'è da dire che nella prospettiva etica del diy l'assenza di Marsiglia
Records si stava facendo sentire: Matteo Casari aveva sospeso le trasmissioni
per dedicarsi al progetto Blown Paper Bags, che dopo il clamore dell'esordio
si rifà vivo nello split con Experimental Dental School per Cragstan Astronaut.
La nuova Krautcore Vs Blogbore! è fin dal titolo uno dei pezzi bomba degli
ultimi mesi, con le chitarre distorte sostituite da bleeps, stridori, voci
sovrapposte e messaggio. "Who's got the counterstore? We've got the counterstore"...
"
Rocklab
http://www.rocklab.it
Daniele Guasco
13/03/07
Due gruppi molto simili per uno split veramente gradevole.
Gli americani Experimental Dental School restano sulle
loro coordinate schizoidi, tastiere retrogaming e ritmiche che scalciano
l'ascoltatore, in entrambe le canzoni presenti le litanie cantate si avvicendano
con violenti vagiti delle note accennate e la forza sonora che caratterizza
questo gruppo. L'attitudine punk va quindi a miscelarsi, come sempre nei
dischi di questa band, a variopinte trame sonore elettroniche pronte ad
allontanarsi da qualsiasi tracciato.
Se gli Experimental Dental School sono schizoidi, i due
pezzi nuovi dei genovesi BPB sono vicini alla nevrosi sonora.
Anche loro continuano la strada del disco-punk portandosi verso ritmi e
parti vocali ossessive, quasi tribali: in “Krautcore vs blogcore”
gli strumenti intarsiano un tappeto intricatissimo mentre l'incrocio delle
voci si avvicina all'isteria. “White ties” risulta
più trascinante, più vicina agli episodi del vecchio 'Arm
Your Cameras', tra melodie coinvolgenti e una perfetta costruzione.
In definitiva quattro buone tracce, simbolo di due ottime realtà
tanto lontane geograficamente (una americana, l'altra italiana) quanto vicine
come indole nell'unire elettronica e punk nella validità dei risultati.

http://www.hatetv.it/
Many
14/03/07
Per calcolare la distanza esatta tra Oakland, California e la Genova di
Caproni e De André, ci sono due
modi: il primo è tirare una riga con la penna rossa attraverso
una cartina geografica, rischiando di rovinarla in maniera definitiva;
l’altro è quello di mettere sul giradischi lo split sette
pollici che gli americani – di Oakland, appunto – Experimental
Dental School dividono con i genovesi BPB.
I primi sono soliti trovare approcci distruttivi, nervosi, distrofici
alla forma canzone: stuprandola e squassandola alternativamente con le
loro tastiere sprogrammate, i vibratori microfonati, le batterie sincopate
e una voce intubata che s’infila tra quelle che difficilmente potremmo
definire note. Ritmi nervosi e schizoidi che ti allontanano dalle casse,
ma t’ingabbiano lo sguardo al giradischi, mentre la testa va su
e giù seguendo ritmi incomprensibili.
I secondi, i genovesi di Genova, ignorando il cambio euro-dollaro rispondono
con la stessa moneta. Poi rilanciano con quelle voci eterosessuali che
s’intrecciano e si rispondono tra le tastiere nenieggianti, casse
dritte galeotte e sonorità da DFA. Con White
Ties chiudono baracca, ammiccando all’ultimo disco Arm
Your Cameras uscito quasi un anno e mezzo fa. E il primo istinto
è quello di girare ancora il piatto e ricominciare daccapo.
Quella riga rossa sulla carta geografica parte da Oakland, California,
con un che di nervoso e nevrotico, ma poi si tuffa nelle correnti oceaniche
e si depura delle parti più ostiche e si bagna di melodia per arrivare
fino a Genova. Ma si può anche tornare indietro, dall’altra
parte, e quindi partire da Genova, attraversare il gelo invernale russo,
smerigliare la melodia e ritrovarsi, nervosi e nevrotici, nella Baia di
San Francisco, di nuovo a Oakland. E ricominciare, ancora attraverso l’oceano,
verso Genova, ecc, ecc…
Rockambula
http://www.rockambula.com
Floriano Liguoro
voto: 3,5/5
La Cragstan Astronaut, etichetta genovese dedita al post rock, comincia
la sua attività con questo split tra gli Experimental Dental
School di Oakland (esatto: USA!) ed i liguri BPB.
Ci troviamo davanti a due band lontane geograficamente ma vicine per idee
ed intuizioni. Il disco si divide i due parti con un ideale side A della
band statunitense ed un side B lasciato alla band nostrana. Gli americani
propongono due brani che definire schizofrenici è poco. Le scelte
compositive sono molto interessanti anche se fanno venire in mente un
po' troppo spesso i Cheese Cake Truck. Con la terza traccia
si passa ai Blown Papaer Bags, anche loro sono popongono
brani "strani" anche se in questo caso c'è una maggiore
attenzione per la melodia.
Insomma, nel genere proposto le due band sono sicuramente valide. L'ascolto
è consigliato a chi è curioso di scoprire novità
ed a chi voglia godere della faccia perplessa della propria ragazza mentre
chiede: "Ma che cavolo stai ascoltando?"
Komakino
http://www.inkoma.com/
Paolo Miceli
5/03/07
Split a due per i nostrani genovesi Blown Paper Bags
e il trio californiano Experimental Dental School, all'insegna
di un bizzarro punk carnevalesco e garage, - qualche mese fa in tour insieme
qui in italì, qui riuniti in tiratura limitata a 500 copie. I Blown
Paper Bags (dietro ci si nasconde un ex Lo-Fi Sucks,
ma anche diverse altre realtà underground genovesi) suonano come
i B52's fulminati da una console nintendo, sorta di protopunk,
a voci boy con girl+girl in contro canto, smaccatamente frenetici dance
(Krautcore vs. Blogbore mi ha dato sinceramente ai nervi col
suo finale omicida), insomma, il best party in town, - specie su White
Ties - impossibili rimanere fermi, - si balla. Gli Experimental
Dental School hanno un suono dissonante più caldo, uso
massiccio di contorsioni su organo e saturazioni, gusto retrò 60s,
psychedelia, ombre di The Residents e cartoni animati
creepy.. Insomma, un 7" azzeccato, animalesco, vibrante di pop kaleidoscopico.

http://www.rockit.it
Manfredi Lamartina
30/03/07
E tornano pure loro, i Blown Paper Bags, autori poco
più di un anno fa di un lavoro – "Arm Your Cameras",
uscito per Suiteside – ampiamente esaltato sulle pagine di Rockit.
Stavolta la band genovese condivide il – caotico, ovviamente –
palcoscenico con un progetto no-wave statunitense, gli Experimental
Dental School, protagonisti del lato A di questo split. La loro
formula prevede cantilene a bassa fedeltà, condite dai rumori sconnessi
tipici di chi ha un approccio scrauso con gli strumenti. Decisamente fichi.
Ma se proviamo un amore sfacciato per i Paper Bags un
motivo ci sarà. E il lato b del vinile conferma e rilancia, mostrando
i nostri nella loro forma migliore. Ripulito il suono da ogni incrostazione
dissonante, il quintetto ligure si lancia in due brani che sono un groviglio
di tastiere dance anni Novanta (l'inizio di "Krautcore Vs. Blogbore"
sembra un tributo all'immensa "Rhythm Is A Dancer"
dei sempiterni Snap), ritmi forsennati, melodie orecchiabili
e voci urlate più o meno all'unisono. Dei pazzi furiosi, insomma,
che al confronto i Go! Team sembrano una cover band di
Cristina D'Avena.
Al termine dell'incontro, quindi, vittoria di misura per i Blown
Paper Bags. Ma la partita è stata intensa e gli applausi
sono tributati ad entrambe le squadre.

http://www.indiepop.it
Salvatore Patti
03/04/07
E' bello vedere che dopo tanto tempo (ne parlammo a fine 2005) i genovesi
Blown Paper Bags non hanno perso un grammo della brillantezza
e dell'imprevedibilità che caratterizzava il mini album "Arm
Your Cameras" e che hanno un'esistenza discografica garantita
anche senza il rifugio Suiteside. Nei due pezzi di questo split con gli
Experimental Dental School offrono una reinterpretazione
a velocità folle del krautrock anni 70 con introduzione danse ("Krautcore
vs blogbore") insieme ad uno di quei numeri pazzerelli ed adorabili
a cui ci avevano abituato, con voci tastiere percussioni e basso a correre
a perdifiato lungo autostrade disco funky wave eccetera ("White
Ties") con la benedizione dei Devo. Ed è
difficile nella musica dei BPB cogliere inizio, metà,
fine e qualsiasi altra cosa, ma ci piace e basta. Sulla breve distanza
e a paragone della solidità dei Californiani EDS
la prova della nostra band appare un pochino più leggerina del
previsto, ma questo non intacca minimamente il primato di pura e istintiva
creatività nel panorama poprock italiano.
Degli EDS che dire? Che hanno sbagliato webzine? Ma no,
la loro noise-wave in forme libere e rumorose in fondo è solo un
miscuglio di stili (dalla disco al prog) centrifugati a velocità
soniche, ben fatta e simpatica (specie "Back paws do what they
like" che sembra una colonna sonora delle serie animate Marvel
dei seventies americani), eppure non credo lo stesso di avere orecchie
per apprezzarli.
Se
Mi Scrivi
http://semiscrivi.wordpress.com
Theorius
04/04/07
EDS sto(m)p’n'go e lisergìa moderata, BPB
imbroccano anthem terrifico dismettendo i chitarroni. “Who’s
got the counterscore? we got the counterscore!”: 0-1.
Audiodrome
http://www.audiodrome.it
Fabrizio Garau
21/05/07
Gli Experimental Dental School sono un trio americano
chitarra/batteria/Casiotone organ, i Blown Paper Bags
(Roni Size lo sa?) sono genovesi nostalgici della loro
infanzia elettronica, che è stata anche l'infanzia dell'elettronica.
In comune tra i due gruppi sembra esserci proprio l'idea di creare un
sound ingenuo e schizzato grazie all'aiuto della Casio e dei primi sintetizzatori
“casalinghi”, ispirandosi al Commodore 64 e al loro primo
Atari. Un'impostazione nostalgica e retrò che appartiene alla generazione
di chi è cresciuto negli anni Ottanta e che rientra più
in generale in quel discorso sulla cultura pop che rimastica tutto, ordinario
e quotidiano compreso, e lo ricontestualizza nella propria epoca. Una
volta individuata questa somiglianza, bisogna aggiungere che gli Experimental
Dental School sono più nervosi e rock, del tutto destrutturati
e anarcoidi: le due tracce su questo 7'' purtroppo non sembrano essere
il meglio delle loro caratteristiche, soprattutto per quanto riguarda
il nervosismo. I Blown Paper Bags paiono invece dei punk
prestati all'elettronica di cui sopra: qui ci regalano due pezzi assolutamente
spassosi, leggeri e - a loro modo - dance.
Uno split buono solo a metà, difficile giudicare.
Velvet
Goldmine
http://velvetgoldmine.iobloggo.com/
Hank
07/05/07
E' da un anno che non sentivo più parlare dei genovesi Blown
Paper Bags, esattamente dalla loro ultima fatica "Arm
Your Camera", uscita per Suiteside; e se non ricordo male il
loro disco era stato osannato dalla critica indie e non. In questo caso
ci lanciano dietro due tracce, senza inizio e senza fine, vanno da sole
e funzionano benissimo così come sono state concepite; tastiere
dance ad alta velocità mixate con del sano buon krautrock ("Krautcore
Vs Blogbore") e funk purosangue tenuto a bada da voci, percussioni
e tanto buon divertimento. Gli Experimental Dental School
sono i primi in questo split, vengono da Oakland e portano avanti con
fierezza un noise rock, insidiato dalla nota psichedelia, che ha tanto
da spartirsi con la new wave. L'incontro fa ben sperare, l'ultima parola
però sarà concessa all'ascolto di un vero album, spero,
in uscita a breve.
Freakout
http://www.freakout-online.com
Vittorio Lanutti
28/05/07
Gli statunitensi Experimental Dental School ed i genovesi
Blown Paper Bags, dopo aver fatto un tour italiano insieme
due anni fa, hanno accettato la proposta della Cragstan Astronaut/Disorder
Drama per fare questo split di tiratura limitata, di sole 500 copie, con
quattro brani in scaletta. Gli EDS, anche se con delle
tastiere eccessivamente invadenti, rileggono nowave e le colonne sonore
dei B-movies in modo frizzante, con sonorità che in certi casi
evocano le musiche da computer degli anni ’80. Il quintetto genovese,
invece, porta avanti la sua lettura di dancepunk sospeso tra gli Atari
Teenage Riot meno barocchi ed i i Wire.
Ultrasonica
http://www.ultrasonica.it
FreakNRG
28/05/07
Bello split diviso a metà tra Genova e Oakland. Quattro songs che
hanno l’unico difetto di durare solamente una decina di minuti.
Dieci minuti in cui si dà fondo a tutte le energie possibili ed
immaginabili. Entrambe le formazioni sono dedite ad una forma di canzone
pop (da prendere con le molle il termine pop) sperimentale. Si possono
ascoltare echi che spaziano dal “krautrock” alla new wave,
attraverso soluzioni avant accennate negli arrangiamenti di entrambi i
gruppi. Un tutto già ascoltato. Un tutto nuovo. Queste sono le
cose che amo. Sentire influenze più disparate ma non riuscire a
classificare nulla. Tra synth giocattolo, bassi convulsi, improvvisi cambi
di tempo e umorali, coretti B’52 e rimembranze
da punk attitude, lo split scivola via e il dito ritorna sul tasto play
per ricominciare ad ascoltare una delle cose più fresche prodotte
dalla Marsiglia Record.
Ondalternativa
http://www.ondalternativa.it/
Alessandra
04/06/07
2/5
Dopo la prima uscita su 7'', con lo split tra La Quiete e i K.C Milian,
la Cragstan Austronaut ci riprova con la tiratura di 500 copie di questo
nuovo split. Questa volta le formazioni sono la genovese Blown Paper Bags
e l'americana Experimental dental school (Oakland) che subito dopo aver
suonato insieme nel tour italiano hanno preso la decisione di registrare
questo Split. Quest'ultimo è diviso in due parti, per un totale di sole
quattro canzoni, due per ciascun gruppo. Si parte col lato A, dove ad
esibirsi è il trio d'oltroceano, che mette in scena una rilettura new
wave e garage prendendo come punto di riferimento le colonne sonore dei
B-movie anni '50. L'elettronica stessa fa da padrona di casa, con l'unico
difetto dell'utilizzo mal riuscito di un synth decisamente poco professonale.
Ma i vuoti prodotti dalla strumentazone e dalla tecnica a tratti scarseggiante,
vengono ben riempiti da creatività e improvvisi cambi di tempo che riescono
comunque a coprire qualche difettuccio di troppo. Il secondo lato si apre
invece con stravolgimenti dance e punk attitude del quintetto genovese,
che ripropone arrangiamenti e soluzioni avant, quasi a non voler perdere
un filo conduttore con i pezzi precedenti.. "Krautcore Vs. Blogbore" si
va ad incartare su melodie difficili da digerire, ripetute fin troppo
in tre minuti circa di esecuzioni che alla lunga finiscono per stancare
l'orecchio. Decisamente meglio il pezzo che va a chiudere l'ep, facendo
riprendere i punti precedentemente persi grazie a nuove sonorità, orientate
al punk (facendo però attenzione a non tralasciare mai l'elettronica),
più fresche ed energiche. Nel complesso non male come lavoro, non macano
creatività e intraprendenza, ma sono ancora da azzeccare le soluzioni
giuste. Preferisco rimandarli in attesa di nuove idee.
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